Buon compleanno PNSD

Sei pillole di riflessione su ciò che non ha funzionato nei corsi di formazione

di Fabiana Cruciani

Ricorrenze e compleanni ci spingono a qualche riflessione e anche a qualche “precario” bilancio: eccoci quindi a fare il punto su il Piano Nazionale Scuola Digitale che lo scorso

27 ottobre ha compiuto due anni. Lanciato, per l’appunto il 27 ottobre 2015, il Piano Nazionale Scuola Digitale si proponeva, in maniera piuttosto ambiziosa, di “portare il digitale a scuola sotto forma di nuovi spazi educativi, ma anche e soprattutto di nuove competenze e conoscenze e di formazione per i nostri insegnanti» così come dichiarava entusiasticamente l’allora Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

Milioni di euro stanziati per il cablaggio interno di tutte le scuole, per la realizzazione di ambienti digitali per la didattica integrata, per la creazione di laboratori territoriali per l’occupabilità, per la realizzazione di atelier creativi, per la creatività digitale, il tinkering, il making e strumenti tecnologici da utilizzare per una didattica più accattivante e innovativa, per le biblioteche scolastiche in chiave digitale e aperte al territorio, per la digital social innovation… di tutto e di più! Una profusione di “novità” e, tra queste, l’idea che una formazione “a tappeto” per tutti gli operatori del mondo della scuola potesse insidiarsi nelle pieghe della scuola italiana con l’idea (l’illusione?…) di scrivere dal basso percorsi per una didattica innovativa. Di questa certezza sicuramente si è alimentata anche l’idea di una formazione per oltre 140.000 dipendenti della scuola: 8.300 animatori digitali (i personaggi più misteriosi introdotti da La buona scuola con il compito di veicolare la scuola verso un meraviglioso futuro tecnologico); 25.000 docenti del “team per l’innovazione” (i “magnifici tre” per ciascuna scuola a sostegno degli animatori); 7.000 dirigenti scolastici;

18.500 tra Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi; personale amministrativo e tecnico per la scuola  primaria e  secondaria e 10 docenti per ciascuna scuola (per un totale  di 85.000 insegnanti circa). Numeri faraonici che anche nel nostro piccolo ci spingono a qualche riflessione.

Quali i numeri, infatti, nello Snodo Formativo Territoriale di Foligno i cui corsi si sono tenuti presso l’Istituto Tecnico Tecnologico “Leonardo da Vinci”? Numeri sicuramente di grande rispetto per una scuola di provincia che ha accolto con uno spirito sicuramente propositivo, seppur con qualche leggerezza dovuta all’inesperienza, l’ambizioso e gravoso compito di formare:

  • 37 Dirigenti scolastici
  • 45 DSGA
  • 73 Personale amministrativo
  • 18 Personale tecnico II ciclo
  • 35 Animatori digitali
  • 116 Team per l’innovazione
  • 277 Docenti

Un esercito di 601 “soldati” pronti ad essere formati e arruolati per il Piano  Nazionale Scuola Digitale che avrebbe dovuto abbattere le ultime “roccaforti” di una scuola pronta a difendere il suo imprinting legato alla tradizione. Al di là della facile ironia, la scuola “pensata” dal PNSD ha sicuramente lasciato qualche segno: forse troppo sbiadito per essere visto e recepito da tutti ma sarebbe troppo comodo liquidare tout court quel tentativo (… forse solo in uno stato embrionale) di dotare tutto  il  personale  della  scuola  di  una  “valigia degli attrezzi” per il digitale. Vediamo allora le sei cose che non hanno funzionato nella scuola di Foligno che forse, si parva licet, potrebbero rispecchiare anche le situazioni di altre realtà italiane.

  1. Una sostanziale discrasia tra i programmi proposti per la formazione e i desiderata personali
  2. Grande eterogeneità nella componente docente:
  • per ordine scolastico
  • per formazione
  • per competenze digitali
  1. Indicazioni da parte del MIUR troppo generaliste e “totalizzanti”
  1. Mancanza di una vera formazione comune per “formatori e tutor” (…Armatevi e partite?)
  1. Difficoltà  a trovare una mediazione tra “formazione” e “addestramento” e, di conseguenza, difficoltà a veicolare un’idea efficace di “cultura digitale”
  1. Mancanza di una verifica finale, di un project work, di una “proiezione verso il futuro” per ipotizzare una reale ricaduta di quanto appreso

E allora, che resta di questi due anni di PNSD? Di questa strada che, come avrebbe detto il poeta, si è comunque presentata “fertile in avventure e in esperienze”? Ci hanno pensato alcuni  formatori  dello  Snodo di  Foligno, capitanati  dall’impavida  Sonia  Montegiove e  da Fabiana Cruciani, perché le buone pratiche – nate un po’ per volontà, un po’ per caso – non venissero travolte dal mare della routine e spazzate via con la fine di questa lunga avventura che, per l’ITT “Leonardo da Vinci” di Foligno, terminerà il prossimo 24 novembre. È nato così “Condividi Et Impara”- Community Estesa Innovatori a scuola: un blog, uno strumento che consente l’attivazione di un percorso di formazione continua, condivisione e scambio di buone pratiche, di conoscenze e competenze in modalità peer to peer. Il Blog che si alimenterà grazie alla costituzione di una redazione  diffusa, rappresenterà uno spazio di comunità permanente e tangibile utile ad attivare uno scambio “reale e concreto” tra docenti, studenti, genitori.

Questo è ciò che resta di questo viaggio. Buon Compleanno PNSD.

Foligno29 ottobre 2017