Didattica Aperta: il convegno 2018

Bologna 14 e 15 Settembre

Giovanni Leccisotti, leccisotti@gmail.com

Nel marzo del 2010, a Verona, presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, prendeva vita la prima edizione del convegno Didattica Aperta. Sul sito – http://www.didatticaaperta.it – è possibile leggere le notizie relative, tra le quali: “la scuola ha urgente necessità di rinnovarsi e di adeguarsi a una società in cuile tecnologie informatiche stanno rivoluzionando la diffusione e la condivisione del sapere …”. Sono trascorsi otto anni e molto è cambiato. Si sa le tecnologie (le scienze, in genere) evolvono in tempi brevi e a velocità, solo qualche decennio fa, inimmaginabili. Tre anni prima, a Cape Town, molti professori, educatori, docenti e allievi firmavano una dichiarazione fondamentale per la diffusione dell’open education attraverso le open educational resource (OER). Ancor prima, nel 2002 il MIT di Boston rilasciava sul proprio sito i primi corsi interamente aperti (open courseware). E così via. A ritroso potremmo ripercorrere le varie tappe che da metà degli anni novanta hanno delineato i metodi e le tecniche per diffondere la conoscenza in modo libero e aperto. Ma il principio (letteralmente ciò che viene prima di tutto) è l’idea di Stallman. Il software libero, la sua visione di un’informatica libera e aperta, destinata ad essere lo strumento principale per lo sviluppo del pensiero umano. Sono questi i fondamenti di un’idea, il cui obiettivo è proporre principi, tecniche e metodi per una scuola aperta, per una didattica aperta. Idea che vorremmo ribadire, e sottoporre, a tutti gli attori coinvolti nella diffusione del sapere attraverso i sistemi educativi (scuola, università, formazione professionale) che il nostro paese è in grado di sostenere.

Il piano nazionale della scuola digitale offre un terreno fertile (oltre che risorse tangibili) alla proposta di progetti e idee per una scuola che utilizzi le risorse digitali in modo proficuo ma soprattutto educativo. In questo contesto il convegno di Bologna del 14 e 15 settembre è pronto a divulgare esperienze e progetti che basano il loro humus su principi come la collaborazione, la condivisione, la partecipazione. Un modello educativo da promuovere e sostenere: gestire la conoscenza basandosi sulla libertà di condivisione. L’uso di software open source e di licenze libere sono il punto di partenza per definire percorsi di conoscenza in grado di rispettare questi principi. Al tempo stesso, tuttavia, il modello didattico si adegua al riutilizzo, alla modifica, all’ulteriore diffusione della conoscenza e del sapere che è in grado di produrre. Gli scenari che emergono sono interessanti, accattivanti, stimolanti, coinvolgenti, in molti casi facilmente praticabili, eticamente sostenibili, educativamente vantaggiosi.

Durante la prima giornata raccoglieremo varie testimonianze. La rete di animatori digitalidella regione Umbria, prima esperienza in Italia che ha coinvolto circa ottanta dirigenti scolastici eoltre quattrocento animatori digitali.  L’esperienza “open source” della provincia autonoma di Bolzano.  La formazione degli insegnanti con risorse open source e le opportunità di collaborazione e inclusione favorite dall’uso di software libero e open source.  Diversi progetti in ambito Wikimedia, la fondazione che sostiene Wikipedia, Wikiversità, Wikivoyage. Si parlerà, inoltre, dicoding, di metodologie basate sulla gamification o sui giochi da tavolo, di “kit” per progettare la didattica. Sarà presentato il progetto FARE (free architecture for remote education) del Politecnicodi Torino. Saranno mostrati vari aspetti e strumenti interessanti ed inattesi del LMS open source per eccellenza: Moodle. Non mancherà So.Di.Linux, il cui sviluppo, promosso dal CNR, è una delleprime esperienze concrete di realizzazione di software open source per la didattica quotidiana ed inclusiva. Sarà infine interessante avere un’opinione da parte della rivista Bricks, da sempre interessata alla didattica digitale, che, trasformandosi in osservatorio, offrirà pareri e spunti di riflessione sulla didattica aperta vissuta attraverso gli articoli pubblicati negli ultimi anni.

La seconda giornata, dedicata ad esperienze di laboratorio, proverà a coinvolgere gli ospiti rendendoli partecipi di esperienze innovative e stimolanti. OpenStreetMap è il più grande database geografico libero, un progetto di interesse internazionale, i cui risvolti didattici sono innumerevoli. “Scrivere pagine Wikipedia” è il laboratorio che offrirà stimoli e approfondimenti sul mondo Wikipedia, la prospettiva in questo caso non sarà semplicemente quella del fruitore, ma quella, più delicata, del realizzatore. Il pensiero computazionale nelle scuole sarà uno dei temi affrontati nella giornata di venerdì. Tuttavia risulterà di centrale interesse il laboratorio rivolto ai professori (teacherdojo) che vorranno cimentarsi con la seducente arte della programmazione, chiave di volta dell’intero movimento legato ai coderdojo. Fieri e combattivi ambienti sparsi sul territorio nazionale ed internazionale nati per stimolare, già dalla più tenera età, chiunque a collaborare, risolvere problemi, essere protagonisti attivi dei propri esperimenti, ragionare per algoritmi. Molti dei principi che sostengono il movimento dei coderdojo sono sovrapponibili a quelli che danno impulso e spinta innovativa ai fablab. Un laboratorio, organizzato dai tutor del fablab di Ivrea, proporrà spunti di riflessione e suggerimenti per avvicinare il modello organizzativo “classico” del laboratorio scolastico a quello degli odierni fablab. Potremo spostare il punto di osservazione rientrando in un momento più squisitamente tecnologico con LibreSchool, per la realizzazione di laboratori informatici con software libero. Si parlerà di grafica, inoltre, che ricopre uno degli ambiti più creativi e accattivanti dell’universo degli strumenti informatici. L’open source e il software libero sono in grado di proporre validissimi strumenti e approcci operativi, un laboratorio sarà dedicato a questi aspetti. Si tornerà a discutere (tema già affrontato nella prima giornata) del portale FARE, in questo caso, ovviamente, da un punto di vista operativo. Interessante il laboratorio dedicato al progetto Posse, Professors’ Open Source Software Experience, il progetto che intende sostenere la professionalità (o fornirla) di tutti gli istruttori interessati alla partecipazione degli studenti a programmi umanitari gratuiti e open source. Il progetto si basa sulla collaborazione con Red Hat e HFOSS (Humanitarian Free and Open Source Software).

Suggerire l’uso di software open source o free è una scelta di moderna civiltà, basata suprincipi di collaborazione, condivisione, partecipazione e libero accesso. L’esempio, la via indicata ai nostri allievi, amici, colleghi o semplici conoscenti è di alto valore civico ed educativo. Ma non solo. La consapevolezza (profonda, se si vuole) nell’uso dello strumento informatico è il valore aggiunto che ogni utente della tecnologia dovrebbe possedere. Ovvero una conoscenza minima e sufficiente sulle reali potenzialità di elaborazione dell’informazione e di gestione dei dati (qualsiasi essi siano) degli odierni dispositivi. L’open source avvicina l’utente a questi aspetti, lo rende più“esperto” e partecipe. Lo motiva e lo rende protagonista. Un modello più generale si va delineando e propone un approccio costruttivo e sostenibile ai vari tipi di apertura che la conoscenza pretende. Il coinvolgimento di chiunque operi, a vario titolo, nella divulgazione del sapere come bene comune si concretizza in attività di altissimo valore etico e sociale.

Sono questi i motivi che ci suggeriscono di continuare a lavorare in questa direzione, divulgando, oltre ai contenuti, il piacere e la passione di chi opera con e per una didattica aperta.

 

E’ possibile iscriversi all’evento collegandosi a questo link http://www.didatticaaperta.it/registrazione+2018.