Reti sociali e didattica dello spagnolo come lingua straniera: tra riflessioni e proposte

Jacopo Varchetta, jacopo.varchetta@uniparthenope.it

Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Introduzione

Una delle tendenze che caratterizza il cosiddetto Web 2.0 negli ultimi tempi è la grande espansione e consolidazione delle reti sociali, queste ultime sorte come spazi in cui condividere e interagire con un gruppo di persone accomunate dagli stessi interessi, gusti, passioni e che materializzano questa connessione attraverso diverse piattaforme. L’inesistenza di qualsiasi tipo di limite o restrizione, contemporaneamente alla costante implementazione di nuove applicazioni, aggiornamenti e miglioramenti, ha permesso l’adattamento delle reti sociali agli strumenti del momento, determinando di conseguenza l’introduzione di tutte le applicazioni del Web 2.0 ai contesti virtuali. Dall’altra parte, le reti sociali consentono di sviluppare relazioni basate sull’amicizia, pensiamo ad esempio a Facebook e Tuenti, sull’attività professionale, valga come esempio Linkedin, o sull’uso di un determinato formato, video, YouTube e Vimeo, presentazioni, SlideShare, fotografia, Flickr, testo, Scribd, Google Docs. Allo stesso modo, alcune di queste si sono estese a utenti di una specifica fascia di età, mentre altre sono aperte o addirittura possono mostrare il loro contenuto all’intero cyberspazio senza alcun tipo di restrizione.

Gli utenti delle reti sociali

Se facciamo riferimento agli utilizzatori delle reti sociali, nonostante il loro uso si sia enormemente esteso, è possibile stabilire una serie di differenze con riferimento alla frequenza d’uso. È nota a tutti la metafora nativi digitali/immigrati digitali (Prensky, 2001) che prova a spiegare la relazione naturale che sussiste con le tecnologia tra le persone nate con il Web e coloro che hanno dovuto adattarsi con maggiore o minore sforzo a un mondo cambievole in cui la tecnologia si è imposta come parte fondamentale. Dinanzi a questa dicotomia, risulta più corretto parlare di residenti/visitatori digitali (Adell, 2011). Tale metafora ha a che fare non con l’età degli utenti, con il tempo che dedicano a essa o con il numero di programmi e risorse che usano, bensì con l’atteggiamento con cui si avvicinano a questo monto e al modo in cui a esso si adattano. A dare una definizione precisa e rigorosa di tali differenze è Guillermo Bustamante (2011):

Visitatori Digitali: utenti che dimostrano competenze nell’uso di determinate tecnologie digitali e che le hanno acquisite tramite un uso costante delle tecnologia stesse. Questo tipo di utenti è capace di distinguere ciò che è reale e ciò che non lo è nel momento di accedere in ambiente digitale. Residenti Digitali: utenti la cui competenza nell’uso delle tecnologie digitali supera la media degli altri tipi di utenti. Non sono capaci di separare l’ambiente reale da quello digitale.

Verificare quale sia l’etichetta che meglio definisce i nostri studenti è una delle prime questioni da risolvere prima di pianificare un ampliamento dell’apprendimento verso questo tipo di contesto.

Reti sociali e apprendimento

In linea con le proposte di molti studiosi dell’apprendimento, gran parte delle abilità che le persone apprendono nel corso della vita vengono sviluppate nei contesti informali, così, oltre all’apprendimento formale, quello condotto nei centri ufficiali di apprendimento, quello non formale, che ha luogo in centri non ufficiali, come le accademie, va tenuto conto anche dell’apprendimento informale definito da Edurec (2009) come

un apprendimento che si ricava nella attività della vita quotidiana relazionata con il lavoro, la famiglia o l’ozio. Non è strutturato secondo obiettivi didattici e nella maggior parte dei casi non è intenzionale.

Abilità più o meno necessarie a una persona come imparare a giocare, usare la bicicletta, pettinarsi, ballare o cucinare, sono conoscenze che si trasmettono di padre in figlio e che si apprendono nel gruppo di pari. Sono precisamente questi tipi di apprendimento che stanno trovando nelle reti sociali un luogo idoneo dove essere condivisi. Tenendo in conto quanto precedentemente stabilito sulle reti sociali come vincoli tra utenti basati su relazioni, gusti o interessi comuni, l’apprendimento informale serve a connettere usuari che condividono conoscenze, dubbi, che si aiutano, criticano, ammirano con riferimento a queste abilità attraverso le quali è stato stabilito il vincolo. Como afferma López Ardao (2010):

[ … ] la realtà è che la maggior parte dell’apprendimento e il trasferimento delle conoscenze si struttura in attività informali. Incluso l’apprendimento formale, le relazioni reali tra docenti e alunni non possono tenersi sono in aula, è pertanto evidente che esiste la necessità importante di dare seguito al contatto con i docenti e i compagni in un apprendimento successivo e maggiormente informale.

Gli studi dimostrano che giunti a un determinato livello di conoscenze, la tendenza naturale degli apprendimenti è quella di optare per un tipo di apprendimento informale, poiché è in questo momento che la persona è capace di autogestire il suo apprendimento, in altre parole, decidere cosa apprendere, quando apprendere e come apprendere. In base a quanto sopra stabilito, l’applicazione di questi strumenti nell’insegnamento e apprendimento delle lingue – in generale – e dello spagnolo come lingua straniera – in particolare – potrebbe considerarsi una sfida di facile realizzazione. Sussistono, tuttavia, pregiudizi sull’uso delle reti sociali come strumenti didattici dell’insegnamento sia di tipo formale sia di tipo non formale. La prevenzione dall’uso di internet in classe sembra originarsi dal cambiamento di pensiero nei confronti delle reti sociali, in altre parole, risulta essere evidente la resistenza da parte del docente nei confronti della perdita di controllo nei processi di apprendimento e insegnamento. In questo senso è indispensabile dare avvio a un passaggio che abbia come sua meta finale l’idea per la quale le reti sociali rappresentino uno spazio aperto di comunicazione. Per tale motivo, è necessario a questo punto sottolineare alcune caratteristiche delle interazioni che si conducono in questo tipo di comunità, caratteristiche che le rendono adeguate per essere integrate come strumento non solo di apprendimento:

  1. L’uso delle reti sociali porta implicitamente con sé l’impiego della lingua come strumento per l’intercambio di informazioni o per l’interazione sociale, determinando così un uso significativo della lingua.
  2. Le reti sociali vengono spesso impiegate per avere chiarimenti, conferme, per chiedere aiuto, producendo in tal senso una costruzione cooperativa, così come andrebbe fatto nelle lezioni di spagnolo come lingua straniera.
  3. Un’ultima somiglianza ha a che vedere con l’applicazione della lingua per l’apprendimento di diverse abilità; cucina, bricolage, informatica o letteratura sono alcuni dei temi dei quali si è soliti parlare nelle reti sociali, per cui l’uso della lingua assomiglia a quello dell’insegnamento per contenuti, o per meglio dire alle attività CLIL.

 

Pur sostenendo questa relazione naturale tra reti sociali e insegnamento/apprendimento dello spagnolo come lingua straniera, prima di determinare un uso concreto delle reti nella pratica del docente vanno presentate alcune considerazioni, che ci permetteranno di capire la loro reale utilità:

  • Livello di innovazione che accettano gli apprendenti: nonostante gli studenti più giovani considerino le tecnologie e le reti sociali come parte integrante del loro vivere quotidiano, è possibile individuare alcuni studenti che mostrano un rifiuto del loro uso. Dall’altra parte, il livello di innovazione non riguarda solo la gestione di Internet; di fatto, molti studenti sono legati alle tradizionali metodologie di apprendimento/insegnamento e la partecipazione alle reti sociali può deconcentrarli o sembrare artificiale o forzata.
  • Livello di innovazione del docente: così come per gli studenti, i docenti possono presentare una maggiore o minore confidenza con le nuove tecnologie, a questa va aggiunto il timore di una possibile esposizione della loro intimità o di una perdita di controllo di una risorsa che non è quella tradizionale. Se studente e docente non condividono lo stesso concetto di apprendimento attraverso le reti sociali, può risultare complesso giungere a un accordo. Inoltre, spetta allo stesso docente decidere come sfruttare al meglio metodi di apprendimento informali in un contesto formale o non formale.
  • Livello di innovazione accettato dalla scuola: se stiamo valutando la possibilità di adottare una metodologia innovatrice in un contesto formale o non formale, non possiamo dimenticare che le lezioni si inseriscono in un curriculum o in un piano di studi specifico, dai quali si ricaveranno gli obiettivi specifici di apprendimento, i risultati di apprendimento, la metodologia cui fare riferimento e il tipo di valutazione da adottare. Queste ultime variabili possono rappresentare un ostacolo nell’introduzione di un’innovazione tecnologica o determinare un suo adattamento. La posizione della scuola con riferimento all’uso di contesti virtuali è determinante: oltre ai computer, alle LIM, alla connessione Internet, che già permettono di valutare il livello di innovazione del centro in cui si lavoro, si dovrà ottenere il placet dell’ente in cui si svolge il lavoro di docente se si vorrà che il lavoro abbia una copertura e un riconoscimento ufficiale.

 

L’impiego dell’apprendimento informale attraverso le reti sociali

La partecipazioni nelle reti sociali non richiede conoscenze informatiche specifiche, considerando che le interfacce si progettano in maniera intuitiva, ogni utente può essere in grado di portare a termine un’interazione di successo. Nonostante la semplicità e l’assenza di protocolli prestabiliti, l’uso delle reti sociali come spazi di apprendimento porta con sé una serie di sfide per il cui superamento è necessario conoscere:

  1. La gestione dell’immagine digitale: una delle maggiori preoccupazioni degli utenti di internet. L’avvicinamento delle metodologie dell’apprendimento informale ai contesti formali o non formali porta con sé la scomparsa dell’anonimato e la manifestazione dell’identità reale della persona. La dimensione globale che ottengono gli interventi nel cyberspazio e la persistenza delle stesse nel canale possono costituire importanti impedimenti dell’espressione naturale e spontanea, specialmente per gli utenti più coscienti della trascendenza delle loro attività. Inoltre, il contesto apparentemente neutro della rete sociale può indurre l’utente a utilizzare un registro eccessivamente colloquiale e quindi non idoneo allo sviluppo delle attività di apprendimento.
  2. La gestione del tempo: altra questione che va pianificata e regolata, presenza quotidiana, a determinate ore, partecipazione nel fine settimana o nei giorni di festività. Le aspettative possono essere diverse in funzione degli utenti, per questo è necessario rendere espliciti tali aspetti.
  3. La gestione dell’apprendimento: l’ultima delle sfide riguarda le strategie atte a far accrescere l’apprendimento degli studenti. Come stabilisce López Ardao (2010): «Sembra difficile capire che l’apprendimento informale è il grande dimenticato nei sistemi educativi a tutti i livelli». Se si tengono in considerazione le differenze che sussistono tra i diversi tipi di apprendimento, formale, non formale e informale, si può verificare che gli obiettivi, la struttura degli insegnamenti, la durata e il carattere intenzionale o non delle stesse prospettive degli studenti sono diverse. All’interno della riflessione dello studente sul suo processo di apprendimento delle lingue, è possibile fare riferimento a strumenti che uniscono le due dimensioni dell’apprendimento formale o informale, facciamo riferimento al Portfolio Europeo delle Lingue e al più recente Personal Learning Environment.

Alcuni esempi di reti sociali per lo spagnolo come lingua straniera

Tenendo in conto la differenza tra reti sociali orizzontale e verticali, è possibile stabilire che per l’apprendimento/insegnamento dello spagnolo lingua straniera è possibile adottare entrambe le tipologie di reti. Le reti orizzontali sono dirette a qualsiasi utente o non si contraddistinguono per una tematica definita, consentono sia un ingresso sia una partecipazione libera e generica senza un obiettivo definito. Rientrano in questa categoria Facebook e Twitter, dove è possibile creare pagine o canali appositi da dedicare ai propri studenti.
Le reti sociali denominate verticali presentano invece un carattere specializzato, tra queste ricordiamo Todoele, spazio online creato per docenti di spagnolo e con possibilità di condivisione sui profili degli alunni. Parlando di individui e delle loro interrelazioni, è possibile considerare i blog come ulteriori reti sociali, piattaforme educative che integrano l’interazione, ad esempio Edmodo, Socialwire e Redalumons, così come Educaplay, programma che consente di creare attività multimediali e di condividere queste su Facebook, Twitter e Google Plus, e Internet en el aula, rete sociale per docenti con possibilità di estensione agli studenti. Allo stesso modo è sorprendente lo sviluppo di pagine specializzate che oltre a offrire materiali gratuiti, dispongono di pagine Facebook e Twitter molte, tra queste, blodeespanol, il Centro Virtual Cervantes, EducaSpain, Ldelengua, di riviste, come RuteEle, e delle stesse case editrici, quali Difusión, Edelsa o Santillana.

Conclusioni

L’apprendimento delle lingue straniere è senza dubbio una delle abilità in cui si intrecciano tutti i tipi di apprendimento, siano essi quelli formali, sia quelli non formali, così come quelli informale. Considerando che quello informale è lo stile maggiormente messo in pratica da qualsiasi individuo, risulta necessario che l’insegnamento formale o non formale sia capace di integrare tali apprendimenti nella pratica abituale del docente, in modo tale che si potenzino gli stessi all’interno della concezione umanistica dell’insegnamento. Nel contesto delle lingue straniere si dispone già di strumenti che facilitano la convivenza e complementarietà degli apprendimenti, ci riferiamo anche in questo caso al Portfolio e al Personal Learning Environment. Se questo binomio apprendimento formale/apprendimento informale si arricchisce dei nuovi spazi di comunicazione che stanno proliferando con l’espansione degli strumenti 2.0, sembra essere naturale pensare alle reti sociali come ai canali più efficaci per svilupparli, in modo tale che si possa parlare indistintamente di apprendimento informale o apprendimento sociale. Si spera che in futuro si posa disporre di un maggior numero di esperienze concrete dell’uso delle reti sociali nell’apprendimento/insegnamento dello spagnolo come lingue straniera. Il loro uso diventa imprescindibile se il nostro obiettivo è, in sintonia con quanto stabilito da López Ardao (2010), quello di formare alunni adeguatamente maturi con la loro età, con una buona capacità di socializzazione, con un elevato grado di autonomia, altresì con una capacità di gestire adeguatamente la rete e il loro personale contesto di apprendimento.

 

Bibliografia

ADELL, Jordi (2011), La competencia digital [en línea], <http://es.scribd.com/doc/473836711 Competencias-TIC-alumnos-Jordi-Adell/>

BUSTAMANTE, Guillermo (2011), Visitantes y residentes digitales [en línea], <http://guillermobustamante.com/visitantes-digita1es-residentes-digita1es/>

ERDOCIA ÍÑIGUEZ, I. (2012): “El aprendizaje autónomo a través de las redes sociales”, RedELE, Biblioteca Virtual 2012.

LÓPEZ ARDAO, J. Carlos (2010), Reflexiones sobre la incorporación del aprendizaje informal al sistema educativo [ en línea], <http://www.ardao.es/20 1 0/02/reflexiones-sobre-1a-incorporacionde1.htm1>

PRENSKY, Marc (2001), Digital Natives, Digital Immigrants [en línea], <http://www.marcprensky. com/writing/prensky%20-%20digita1%20natives, %20digital %20immigrants%20-%20part 1. pdf>